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L’Elba più vera e più selvaggia abita ad oriente, tra le miniere di Rio Marina e le montagne
verdi di Rio Elba; singolari spiagge ed amene calette dalla sabbia nera scintillante di ferro o di bianco calcare, cedono il passo ad un mare cristallino sul quale galleggiano silenziosi ed inaccessibili isolotti.
Siamo nel territorio delle tradizioni secolari e dei forti contrasti, della storia e della cultura; siamo
nell’Elba dei profumi e delle erbe
officinali, l’Elba del ferro e delle
miniere, del Parco Nazionale e del Parco
Minerario.
Qui il tempo si è fermato.
L’arrivo a “Il Termine” è magico.
Lasciamo la strada provinciale che collega Rio Marina al grazioso borgo marinaro di Cavo: una sbarra con il suo melanconico cartello ”divieto di accesso”,
apparentemente ci nega l’entrata nel territorio del Parco Minerario… ma nel contempo ci lusinga ed incuriosisce… e dunque entriamo.
Una strada lenta e sinuosa si inerpica per la montagna attraversando
laghetti rosso rubino, vecchi cantieri minerari, antiche polveriere, e all’improvviso non appena ci troviamo
sospesi tra mare e cielo, scendiamo su un
altopiano paradisiaco, incorniciato da infiniti muri a secco, vera ed inaspettata oasi alla fine del nostro piccolo viaggio tra gli infuocati e ferrigni colori minerari; proseguendo scopriamo
l’antico casale in pietra immerso tra ulivi e macchia
mediterranea, il termine fisico della “vena del ferro”, oggi sorprendente agriturismo.
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